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Subsections


Post installazione

Se utilizzate GNU/Linux sul vostro computer personale all'avvio della macchina potrete notare il seguente prompt

lilo:

E' il boot loader, il meccanismo che compie diverse operazioni ma essenzialmente carica i sistemi operativi scelti e presenti nel vostro computer. Per avere visione delle possibilità offerte si consiglia di premere il tasto    (tabulatore)typeset@protect @@footnote SF@gobble@opt Debian GNU/Linux ha una propria configurazione del prompt differente dalla maggiorparte delle distribuzioni. Per ottenere la lista delle opzioni è necessario premere il tasto e conseguentemente il tasto (tabulatore). . Nei casi comuni GNU/Linux viene lanciato in automatico dopo 5 secondi. Durante il caricamento del sistema operativo è possibile visualizzare le estensioni, il controllo delle unità-disco e il caricamento dei demoni di sistema fino al prompt di autenticazione:

Debian GNU testing/unstable 

login: darshan

password: *******

Ad autenticazione avvenuta sarete dentro al sistema e vi comparirà un messaggio di sistema (presente nel file /etc/motd) e il prompt dei comandi:

Most of the programs included with the Debian GNU/Linux system are

freely redistributable; the exact distribution terms for each program

are described in the individual files in /usr/share/doc/*/copyright

Debian GNU/Linux comes with ABSOLUTELY NO WARRANTY, to the extent

permitted by applicable law. 

darshan@dada:$

Il caso appena esposto è quello comune anche se ultimamente le distribuzioni più recenti cercano di portare sin dalla fase di installazione verso la modalità visuale del Server X Window per una ricerca di appariscenza ed intuitività. Malgrado questa modalità il concetto non cambia. Comparirà una interfaccia grafica per l'autenticazione richiedendo nome utente e password relativa.

L'utente darshan è una indicazione personale. Recenti distribuzioni GNU/Linux vi permettono di creare utenti di sistema in fase di installazione ma il caso comune e classico è quello di entrare nel sistema per la prima volta come utente root, l'amministratore, e aggiungere ulteriori utenti tramite i comandi adduser (pagina [*]) e passwd (pagina [*]). Dopo aver aggiunto i propri utenti è bene entrare nel sistema utilizzando quest'ultimi; limitate l'accesso come utente root solo ai casi necessari.

Localizzazione italiana del sistema

Per localizzare un sistema Debian GNU/Linux nella propria lingua nazionale sono necessari alcune operazioni. Nell'installazione minima del sistema sarà presente un pacchetto software essenziale e per verificarne la presenza digitate:

# dpkg -l | grep locales

ii locales 2.2.1-3 GNU C Library: National Language 

In caso contrario installatelo.

Procediamo alla nostra configurazione sequenzialmente:

  1. Modificare il file ``/etc/locale.gen'' con un editor di testi:
     
    # vi /etc/locale.gen
     
    e togliere il carattere ``#'' dalle lingue di interesse. Nel nostro caso:
    ... 
    #is_IS ISO-8859-1  
    #it_CH ISO-8859-1  
    it_IT ISO-8859-1  
    it_IT@euro ISO-8859-15  
    #iw_IL ISO-8859-8  
    #ja_JP.EUC-JP EUC-JP 
    ...

  2. Salvare il file e lanciare il seguente comando:
     
    # locale-gen 
    Generating locales...  
    en_US.ISO-8859-1... done  
    it_IT.ISO-8859-1... done  
    it_IT.ISO-8859-15@euro... done  
    Generation complete.

  3. inserire il comando:
     
    # export LANG=it_IT
    per esportare la configurazione della lingua desiderata nei file ``/etc/profile'' (per tutto il sistema) o ``/.bashrc'' per i singoli utenti e la loro relativa sessione di lavoro.
  4. Riavviate la macchina

Gestione unità disco

Utilizzare cdrom e floppy

Come si è già potuto vedere nei precedenti capitoli, esistono diversi file system che spesso variano da un sistema operativo all'altro. Nonostante queste differenze esistono degli standard ISO come il file system dei cd-rom (iso 9660), comune per tutte le piattaforme. Se disponete di una moderna distribuzione GNU/Linux con il desktop manager Gnome potrete accedere all'unità floppy con un singolo clic sull'icona relativa. Il montaggio dell'unità cd ha due differenti comportamenti a seconda che sia cd-audio o cd-rom ma in entrambe i casi tutto quanto avviene in maniera istintiva ed automatica. Se non potete utilizzare un ambiente grafico è necessario utilizzare il comando mount visto nel capitolo precedente e ripreso nell'esempio successivo:

# mount /dev/cdrom

mount: can't find /dev/hdc in /etc/fstab or /etc/mtab

In questo caso è stato utilizzato il comando mount senza aver alcun riferimento nel file /etc/fstab o /etc/mtab.

# mount /dev/cdrom -t iso9660 /mnt/cdrom

La stessa cosa deve essere fatta per gestire i floppy ma a differenza del cd-rom è necessario sapere che tipo di file system è presente nell'unità in questione. Il file system di base in ambiente GNU/Linux è ext2 ma è facile trovare dischetti formattati con file system di tipo msdos o vfat per ambiente Microsoft Windows. A seconda dei casi comportatevi come segue:

File system ext2:

# mount /dev/fd0 -t ext2 /mnt/floppy 

File system ms-dos:

# mount /dev/fd0 -t msdos /mnt/floppy

File system vfat:

# mount /dev/fd0 -t vfat /mnt/floppy 

Unità Zip Iomegatypeset@protect @@footnote SF@gobble@opt http://www.iomega.com

Se desiderate utilizzare queste unità esterne di memorizzazione esterne e disponete di una unità collegata tramite la porta parallela è necessario digitare:

# modprobe ppa

Per attivare il modulo del kernel necessario a gestire l'unità e successivamente montare il disco come qualsiasi altro dispositivo.

# mount /dev/sda4 -t vfat /mnt/zip

Viene utilizzato un dispositivo di tipo scsi (/dev/sda4 o qualsiasi altro) perché l'unità collegata sulla porta parallela viene emulata come se fosse scsi. Il tipo vfat è il file system comune in ambienti Windows ma potrebbe essere qualsiasi altro. La directory /mnt/zip, dove viene collegata l'unità, dovrà necessariamente esistere in precedenza.

File archivio

Un archivio o un file copresso può essere una soluzione per ridurre lo spazio, spostare un cospicuo numero di file in modo semplice o semplicemente creare una copia di sicurezza. Chi viene dal mondo Ms Windows è abituato al formato .zip mentre chi proviene dal mondo MacOs conosce .sit e .hqx. Nel mondo Unix esistono ulteriori soluzioni per archiviare/comprimere. La tabella mostra le estensioni e i relativi programmi necessari.

Table 11.1: Comandi per archiviare/comprimere.
Estens. Compressione Decompressione Pag.
.Z compress <file> uncompress file.Z [*]
.gz gzip <file> gunzip file.gz [*][*]
.bz2 bzip2 <file> bunzip2 file.bz2 [*]
.tar tar cvf file.tar <file> tar xvf file.tar [*]
.tar.gz tar zcvf file.tar.gz <file> tar zxvf file.tar.gz [*]
.tgz tar zcvf file.tgz <file> tar zxvf file.tgz [*]
.zip zip file.zip <file> unzip file.zip [*]
.lzh lzh a file.lzh <file> lha x file.lzh  
.rar rar a file.rar <file> unrar x file.rar  
.zoo zoo -add file.zoo <file> zoo -extract file.zoo  


Il comando tar è di fatto quello più utilizzato in ambienti Unix anche perchè rappresenta uno standard consolidato nel tempo. Il comando per comprimere con maggiori risultati allo stato attuale è bzip2.


Creare un disco di avvio

Per garantire una certa sicurezza è bene creare un boot disk o disco di Avvio. Per tale scopo è necessario utilizzare il comando mkboot (mkbootdisk per Red Hat).

Come primo passo è necessario visualizzare il file /etc/lilo.conf per capire quale kernel è stato caricato all'avvio della computer.

# cat /etc/lilo.conf

boot=/dev/hda

map=/boot/map

install=/boot/boot.b

prompt

image=/boot/vmlinuz-2.4.1

        label=linux

        initrd=/boot/initrd-2.4.1.img

        read-only

        root=/dev/hda1

Il campo di interesse è ``image'', che ci indica il campo necessario per creare il disco di Avvio. Una volta conosciuto questo dato, inseriamo un dischetto formattato e procediamo digitando il seguente comando:

# mkboot -installkernel 

Comando simile lo si può trovare su Red Hat Linux:

# mkbootdisk -device /dev/fd0 2.2.13-20

Insert a disk in /dev/fd0. Any information on the disk will be lost.

Press <Enter> to continue or ^C to abort. 

Premete per la creazione del dischetto. Una volta terminata questa fase è bene riavviare il computer con il dischetto inserito e verificare il reale funzionamento. Se i comandi indicati non sono presenti nel sistema si può ricorrere ad un metodo più ``rude'' per l'operazione. Digitate in seguenza quanto riportato:

# rdev /boot/vmlinuz-2.4.1 /dev/hda2

# dd if=/boot/vmlinuz-2.4.1 of=/dev/fd0

Il primo comando ``indica'' su quale dispositivo montare la root (``/'') mentre il secondo copia il kernel di Linux nel floppy.

Gestire il supporto APM

Il supporto APM (Advanced Power Managment) è presente nei computer di ultima generazione e offre la possibilità di controllare alcuni aspetti del vostro computer come lo spegnimento automatico. Per attivare o disattivare il supporto è necessario passare un parametro al kernel in fase di avvio. La forma della cosa è la seguente:

LILO boot: linux apm=off

oppure

LILO boot: linux apm=on

Per rendere la cosa automatica è possibile farlo modificando il file ``/etc/lilo.conf'' e aggiungere alla sezione del kernel in questione la riga:

append ``apm=on''

Di seguito viene riportato la sezione in esame:

#

# file ``/etc/lilo.conf''

#

boot=/dev/hda2

root=/dev/hda2

install=/boot/boot-menu.b

delay=20 map=/boot/map

append="apm=on"

vga=305

lba32

read-only

image=/boot/vmlinuz-2.4.1

     label=linux

Una volta terminate le modifiche, salvare il file e lanciare il comando:

# lilo

Added 2.4.1

Ogni modifica sarà ora attiva e presente al prossimo riavvio della macchina.

Aggiungere ulteriore SWAP

Lo spazio SWAP è particolarmente utile in sistemi con scarse risorse di memoria RAM ma la sua presenza non è certo sgradita con risorse maggiori. In fase di installazione viene richiesto di creare automaticamente questo spazio come partizione di un disco ma è possibile estendere ulteriormente questo aspetto.

Creare uno spazio SWAP da un disco fisso

Il primo passo è il seguente:

# mkswap -c /dev/hda3

Il comando definisce la partizione ``/dev/hda3'' come SWAP.

Il passo successivo sarà:

# swapon /dev/hda3

Creare uno spazio SWAP da un file di sistema

Creare il file da utilizzare:

# dd if=/dev/zero of=/swap_file bs=1024 count=1024

e seguire le istruzioni (molto simili alle precedenti) per rendere attivo il file come SWAP e poterlo utilizzare:

# mkswap /swap_file 1024

# swapon swap_file

Se si desidera utilizzare la partizione o il file di SWAP ad ogni sessione è necessario aggiungere la seguente riga al file ``/etc/fstab'':

/swap_file        none         swap          sw      0 0

Ricompilare il kernel

Un doveroso accenno alla compilazione del kernel di Linux era doveroso. Il primo passo necessario è informarsi sulla versione più recente e procurarsi il codice sorgente. Digitando al prompt il seguente comando avremo le necessarie informazioni:

# finger @finger.kernel.org

[zeus.kernel.org]

 

   The latest stable version of the Linux kernel is: 2.4.2

   The latest beta version of the Linux kernel is: 2.3.99-pre9

   The latest prepatch (alpha) version *appears* to be: 2.4.2-pre4

Il sito di riferimento è senza ombra di dubbio http://www.kernel.org dove è possibile scaricare il file compresso. Generalmente il codice viene archiviato con tar e compresso sia con bzip2 che gzip, algoritmi di compressione per ridurne le dimensioni. In entrambi i casi, una volta scaricati i file indicati, bisognerà digitare quanto segue:

# mv kernel-2.4.0.tar.bz2 /usr/src/

# cd /usr/src

# bunzip2 kernel-2.4.0.tar.bz2

# tar xvf kernel-2.4.0.tar

Sequenzialmente, abbiamo spostato le sorgenti del kernel nella directory /usr/src, decompresso il file .bz2 e l'archivio .tar. Verrà creata una directory linux/ dove sarà presente il necessario per produrre un kernel personalizzato.

Pochi semplici passi

Una volta scompattato il codice sorgente del kernel è necessario compiere le seguenti operazioni per la preparazione e compilazione di un kernel personalizzato:

  1. Rinominare la directory /lib/modules/2.x.x con un nome alternativo:
     
    # mv /lib/modules/2.<x>.<x> /lib/modules/2.<x>.<x>.old 
      
    Dove <x> rapprsenta il nome versione, es 2.4.0.

  2. Posizionarsi nella directory /usr/src/linux e digitare uno dei seguenti comandi:

    # make config  
    # make menuconfig 
    # make xconfig
     
    Si tratta di interfacce utili per la configurazione del kernel. Una volta terminata quest'ultima viene creato un file nascosto .config che è appunto la nostra personale configurazione del kernel da compilare.
  3. A questo punto è necessario digitare quanto segue:
     
    # make clean  
    # make dep 
    # make bzImage 
    # make modules 
    # make modules_install
     
    E' possibile raggruppare i comandi per automatizzare l'intera procedura:
     
    # make clean dep bzImage modules modules_install

  4. In ultima istanza digitare:
     
    # make install
     
    per installare il kernel e i moduli compilati nella posizione adeguata. Possiamo ritrovare tutto nelle seguenti directory:
     
    /boot/System.map -> System.map-2.4.1 
    /boot/System.map-2.4.1 
    /boot/vmlinuz 
    /boot/vmlinuz-2.4.0 
     
    e i moduli in:
     
    /lib/modules/2.4.0

  5. Modificare il file ``/etc/lilo.conf'' (se viene utilizzato LILO) oppure ``/boot/grub/menu.lst'' (se si utilizza GRUB) per includere il nuovo kernel.
  6. Riavviare il computer.
In fase di compilazione è possibile digitare make zdisk (invece di make bzImage o make zImage) per compilare un kernel personalizzato e copiarlo in un floppy disk per il successivo test.

Le modalità descritto sono possibili per qualsiasi distribuzione GNU/Linux ma Debian offre alcuni vantaggi aggiuntivi tramite il pacchetto kernel-package:

# apt-get install kernel-package 

Per ulteriori informazioni:

# man make-kpkg

kernel modulare o monolitico?

Durante la configurazione del kernel è possibile scegliere se produrre un kernel modulare oppure un kernel monolitico. La differenza è sottile e la risposta tra le due opzioni può essere unicamente fatta sulla base di scelte personale e sull'esperienza.

Un kernel modulare permette di scegliere i componenti da caricare durante le normali attività di amministrazione di sistema. Una scomposizione delle funzionalità che può coadiuvare la gestione delle risorse nonchè il passaggio di parametri durante il caricamento dei moduli. In contrapposizione, gestire i moduli richiede una minima esperienza e molti utenti novizi trovano problemi in tale argomentazione.

Utilizzare un kernel monolitico, a differenza di quello modulare, vuol dire avere un kernel compilato e raccolto in un unico file contenente le funzionalità scelte in fase di compilazione. Non produrrà moduli e correlatamente non sarà necessario acquisire esperienza nella gestione di quest'ultimi ma non si nasconde che la scelta potrà essere contraria alla ``gestione ottimizzata di sistema'', unità di misura invisibile per utenti comuni ma notevole per un'amministratore di sistema predilige inevitabilmente la flessibilità.

Gestire i pacchetti software

Pacchetti .deb

La distribuzione Debian GNU/Linux utilizza un sistema di gestione dei pacchetti software molto avanzato che permette di gestire dipendenze e URL automaticamente. Le informazioni che seguono sono relative alle due principali interfacce per la gestione dei pacchetti .deb.

apt-get

Il comando apt-get è già stato preso in esame a pagina [*] e serve sinteticamente a gestire il software installato sul proprio sistema. E' un semplice frontend per la gestione di un comune metodo di gestione software, sicuramente più amichevole di dselect (successivamente esaminato).

Le configurazioni sul ``dove trovare il software'' sono presenti nel file /etc/apt/source.list riportato di seguito a titolo di esempio:

deb ftp://ftp.students.cs.unibo.it/debian/ unstable main contrib non-free

deb http://security.debian.org/ potato/updates main contrib non-free

deb-src http://non-us.debian.org/debian-non-US unstable/non-US main 

L'esempio mostrato mostra percorsi ``sorgente'' di varia natura (http, ftp) ampliabili in base alle proprie esigenze. Le modifiche al file possono essere apportate manualmente essendo un semplice file di testo ma è molto comodo utilizzare il comando apt-setup che vi segue intuitivamente nell'operazione.

dselect

Il comando permette di gestire i pacchetti software per una distribuzione Debian. Una volta lanciato il comando dselect da console apparirà quando segue:

Debian `dselect' package handling frontend. 

0. [A]ccess  Scegli il metodo di accesso da usare.

1. [U]pdate  Aggiorna, se possibile, l'elenco dei pacchetti disponibili.

2. [S]elect  Scegli quali pacchetti vuoi nel tuo sistema.

3. [I]nstall Installa ed aggiorna i pacchetti scelti.

4. [C]onfig  Configura tutti i pacchetti ancora da configurare.

5. [R]emove  Rimuovi il software non voluto.

6. [Q]uit    Esci da dselect. 

Spostati con P e N, i tasti cursore, lettera iniziale o numero dell'opzione;

Premi <invio> per confermare la selezione. L ridisegna la schermata.

``Access''

Selezionando la voce si accede ad un menu con le seguenti opzioni:

dselect - lista dei metodi di accesso 

Abbrev.  Descrizione

cdrom    Install from a CD-ROM.

nfs      Install from an NFS server (not yet mounted).

harddisk Install from a hard disk partition (not yet mounted).

mounted  Install from a filesystem which is already mounted.

floppy   Install from a pile of floppy disks.

apt      APT Acquisition [file,http,ftp]

Le possibili scelte vi permettono di scegliere la fonte di distribuzione software, dal cdrom al disco locale, dal floppy alla partizione condivisa in rete (nfs) oppure tramite il metodo apt che ingloba dispositivi e percorsi http / ftp.

``Update''

Alla scelta della fonte segue l'operazione di ``aggiornamento'' della lista dei pacchetti software.

``Select''

Vi permette di compiere una serie di operazioni di gestione. I seguenti tasti sono utili:

+
Seleziona un pacchetto software per l'installazione.
=
Mette un pacchetto ``in attesa'' (hold) ed è utile per eventuali pacchetti corrotti.
-
Rimuove un pacchetto.
i,I
attivano o meno la visualizzazione delle informazioni.
Q
Sovrascrive i pacchetti software senza curarsi delle dipendenze. Si sconsiglia l'uso comune di questa opzione ma può essere utile in casi di emergenza.
X
Utilizzare questa opzione per ripristimare la situazione esistente ed uscire.
R
Cancella tutte le selezioni fatte in un dato livello.
U
Questa opzione permette di ritornare alla selezione fatta da dselect cancellando eventuali scelte personali già fatte.
D
Rimuove le selezioni fatte da dselect lasciando solo le vostre personali.

``Install''

Una volta fatta la scelta dei pacchetti con le precedenti voci del menu si passa a questa fase dove viene preventivamente chiesto autorizzazione a installare/disinstallare i pacchetti software nel vostro sistema secondo le vostre scelte.

``Configure''

Molti pacchetti prevedono una fase di configurazione durante l'installazione e con questo passo si forza l'esecuzione dell'operazione.

``Remove''

Rimuove i pacchetti non necessari.

``Quit''

Ha un indubbio significato e vi serve per uscire dal programma in questione.

FAQ

Domanda: ``Vorrei connettermi ad un sito ftp e scaricare gli aggiornamenti senza però che questi siano installati automaticamente. Come devo fare?''

Dopo aver opportunamento aggiungo al file ``/etc/apt/source.list'' il Path per il server ftp/http con apt-setup si possono scaricare i pacchetti software senza installazione come segue:

# apt-get -d dist-upgrade

Il punto saliente è l'opzione ``-d'' che compie il download del software nuovo senza compiere azioni ulteriori. Ulteriori informazioni si possono avere tramite il manuale specifico (man apt-get).

 


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Linux Facile - ver.4.0 - http://www.linuxfacile.org
autore: Daniele Medri <madrid@linux.it>